Si tratta rappresenta uno degli eventi più intensi degli ultimi decenni nel basso Tirreno, paragonabile solo al terremoto del settembre 1905

Un forte terremoto di magnitudo 6.2 è stato registrato dalla rete sismica dell’INGV alle 00:12 del 2 giugno 2026 nel Mar Tirreno, al largo della costa nord-occidentale della Calabria. Il sisma, avvenuto a circa 250 chilometri di profondità, è stato avvertito distintamente in gran parte del Sud Italia, compresa la Puglia e la Basilicata.
EPICENTRO E PROFONDITÀ
L’epicentro è stato localizzato nel Tirreno meridionale, al largo della costa calabrese, ma la caratteristica più rilevante dell’evento è la profondità eccezionale. A differenza dei terremoti che si originano lungo faglie superficiali della crosta terrestre, questo sisma si è sviluppato all’interno della placca ionica che sprofonda sotto l’Arco Calabro. Proprio questa profondità ha consentito alle onde sismiche di propagarsi su un’area molto vasta, rendendo il terremoto percepibile in numerose regioni del Mezzogiorno.
La grande profondità dell’ipocentro ha al tempo stesso ridotto il rischio di effetti distruttivi in superficie e ha escluso qualsiasi pericolo di tsunami. Molte persone hanno avvertito il terremoto, soprattutto ai piani alti degli edifici, ma al momento non si segnalano danni rilevanti.
TRA I PIÙ FORTI DEGLI ULTIMI DECENNI
Dal punto di vista scientifico, il terremoto rappresenta uno degli eventi profondi più intensi registrati nel Tirreno calabrese negli ultimi decenni. Secondo le prime analisi, si tratta probabilmente del terremoto più forte osservato in questo settore del Tirreno dall’inizio dell’epoca strumentale moderna e del più importante avvenuto nell’area dopo il grande terremoto calabrese dell’8 settembre 1905, che raggiunse una magnitudo stimata tra 6 e 7.
IL LEGAME CON LA SUBDUZIONE DELLA PLACCA IONICA
Sotto il Tirreno meridionale è attivo da milioni di anni un processo geologico noto come subduzione. Una porzione di litosfera oceanica appartenente alla placca ionica scende lentamente verso il mantello terrestre sotto la Calabria. Durante questa discesa si accumulano enormi tensioni che, talvolta, vengono rilasciate improvvisamente sotto forma di terremoti profondi. È proprio questo meccanismo ad aver generato l’evento registrato nella notte del 2 giugno.


